About - Francesca Kiara
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About

Francesca Chiara, in arte Kiara, nasce a Brescia il 25 Luglio 1984.

Inizia a dipingere e disegnare sin da bambina.

Il primo insegnante di educazione artistica è stato per lei punto di riferimento nel suo iniziale approccio alle arti figurative, essendo stata poi in futuro indirizzata dai genitori, contrari alla carriera artistica nonostante la passione di famiglia, verso un percorso di studio distante dall’arte.

Diplomandosi nel 2003 come ragioneria programmatrice e lavorando poi come impiegata amministrativa, dipinge solo nel tempo libero coltivando la passione per la pittura producendo ritratti pop, introducendo il colore fucsia e creando copie reinterpretate di opere famose di Van Gogh e Matisse, amati per le loro forti pennellate e i colori accesi.

Dal 2012 organizza le sue prime mostre collettive e personali.

Al Gugghenheim museum di Venezia resta folgorata dall’ enorme opera di Pollock.

In quel periodo intimamente astratto, trova in esso il mezzo ideale per “ricostruirsi” attraverso lo studio del movimento e della materia.

Questa nuova fase risente della lezione apportata dallo studio del percorso artistico di pittori come Mario Schifano, Hans Hartung, Basquait ed altri artisti provenienti dall’area informale, dall’astrattismo e dalla street and graffiti art.

Nascono qui i primi “grovigli” che sfociano poi in giardini e volti.

Nel 2016 inizia una fruttuosa collaborazione con lo scultore bresciano Siku, con il quale prende vita una nuova serie di opere intitolate “Vele”. Dipinti su tela ancorati a lastre di ferro ricurvo, l’opera che tenta di uscire dallo spazio verticale, abitualmente collocata.

Nel 2017 viene presentata alla galleria gare82 di Brescia e tramite questa comincia ad entrare in contatto con fiere rilevanti come Art Basel. In questo frangente apprezza i lavori esposti di Burri, Arman, Mondino e degli artisti a lei contemporanei. Il “ridondante” astrattismo non fa per lei, perciò decide di distaccarsi ed uscire da quei grovigli di colore e creare qualcosa di differente e tangibile.

“ La madre è malata da anni, dopo avere abbandonato il lavoro per problemi fisici arrivano quelli mentali. Si chiude sempre più nel suo dolore senza farsi aiutare nè dal marito nè dalla figlia, i quali si rivolgono ad uno psicologo ed il calvario ha un’inizio. Dopo anni di psicofarmaci, entrate ed uscite da case di cura, il peggioramento è sempre piu’ evidente. Il miglioramento sperato cade nel peggioramento totale. Dopo aver sedato la dipendenza di cure errate, si sciolgono i grovigli e prendono vita collage di blister e bugiardini di farmaci, lingotti e progetti per sculture creati con inalatori, fiale recuperate dalla gente che ne fa utilizzo. Una sorta di riciclo ma soprattutto di accusa ad un mondo profondamente malato che non vuole essere davvero curato.”

Nel 2019 si trasferisce a Bologna e durante la pandemia, comincia una serie di disegni con bugiardini su carta.

Nel 2022 la galleria Astuni di Bologna inserisce una serie di lingotti dell’artista nella propria galleria. La collaborazione continua con l’esposizione degli stessi nelle più importanti fiere nazionali d’arte moderna.

Nel 2023 Francesca fonda insieme ad un gruppo di artisti, scrittori e musicisti l’associazione culturale ON SEPT. Attualmente, tramite la stessa è in fase di realizzazione un’esposizione multisensoriale a Bologna. Arte, musica e poesia che si combinano ed intrecciano.  

Sempre nel 2023 frequenta il corso di pittura sperimentale presso lo Studio della professione Rossella Piergallini a Bologna.

 

Tematica

La vita umana è fatta di alti e bassi, di piaceri e dolori, e “normalità” non è sinonimo di felicità costante. È quindi legittimo chiedersi se sia proprio necessario interpretare ogni sofferenza o difficoltà nei termini di un disturbo psicologico. Il lutto per una morte può venire scambiato per depressione, l’agitazione di un bambino diventa sindrome da deficit di attenzione e, sebbene disturbi come l’insonnia non siano paragonabili alle psicosi, pare esserci una medicina per tutti e per tutto. Così i trattamenti di tipo farmacologico conoscono sempre maggiore successo, per la gioia delle industrie farmaceutiche che investono nel marketing per aumentare le proprie vendite (da qui infatti nasce il “Lingotto” ) .

Gli interessi economici non sono infatti di poco conto, se si considerano i numeri dei potenziali pazienti. Tutto ciò ha incentivato la tendenza odierna a prescrivere gli psicofarmaci con estrema facilità, anche da parte di medici non specializzati in psichiatria. Ma gli psicofarmaci non sempre servono, spesso sono anzi dannosi, in ogni caso bisogna conoscerli e somministrarli con cautela visti i considerevoli effetti collaterali.

Nel 2019, prima della pandemia, il numero di persone nel mondo affette da un disturbo mentale era stimato attorno ai 970 milioni. Si tratta di una cifra pari al 13,04% della popolazione totale, quasi una persona su 8. Sono esclusi da questa quantificazione i casi di abuso di alcol e sostanze stupefacenti (altro grande tema). Tra le condizioni più comuni, risultano 301 milioni di persone con disturbi d’ansia e 280 milioni con disturbi depressivi. E la percentuale maggiore si ha nei paesi ad alto reddito .

In teoria nei paese più sviluppati, industrializzati e “ricchi” si dovrebbe viver meglio ma : la vita frenetica, lo stress, il poco tempo per se stessi, il distacco dalla natura, il volere sempre di piu, il condizionamento dai media e dai social che ci controllano in ogni singolo istante portano inevitabilmente a questi disturbi.

Il farmaco diventa così la via più breve per non affrontarsi. Dovremmo tornare a riconnetterci con noi stessi e con la natura ed essere meno costruiti e legati alle convenzioni sociali. Investire su noi stessi e sulle nostre passioni per recuperare la realtà e farci manipolare il meno possibile da uno Stato astuto che intrappola l’essere umano in una condizione sempre più drastica, precaria, e complicata.

Hanno ispirato i miei lavori sia la lettura del libro “Psicopillole” ma soprattutto l’aver vissuto da vicino questa problematica e aver visto gli effetti collaterali di un prolungato utilizzo di queste sostanze , che in America non dimentichiamoci, vengono chiamate “drugs”.